Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/162

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I PERSIANI 123


dario
O voi fidi tra i fidi, o voi, compagni
della mia gioventú, persi vegliardi,
da qual travaglio afflitta è la città?
Pianti odo, e palme ai sen percosse, e al suolo
batter di piedi; e presso alla mia tomba
veggo, e temo, la sposa, i cui libami
graditi accolsi. E voi, presso il mio tumulo
piangete, e me chiamate ad alte grida
evocatrici di defunti. Facile
non è l’uscita: assai piú pronti a prendere,
che a rilasciare i Numi inferni sono.
Pure, prevalsi, ed eccomi. Ma spàcciati
ora, che a me l’indugio non sia biasimo.
Qual nuovo male s’aggravò sui Persi?
corifeo
Parlare al tuo cospetto
non ardisco, né in te lo sguardo figgere,
per l’antico rispetto.
dario
Or poiché di sotto terra sono accorso ai tuoi lamenti,
non mi far lunghe parole, ma favella brevi accenti:
il discorso tuo sia pieno — né l’ossequio a te sia freno.
corifeo
Parlar non m’assecuro.