Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/163

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124 ESCHILO


dire dinanzi a te quanto, se l’odano,
troppo agli amici è duro.
dario
Poi che tanto può l’antica reverenza entro il tuo petto,
parla tu, nobil vegliarda, tu, compagna del mio letto.
Lascia i pianti, lascia gli ululi, parla chiaro. Questi mali
saran quelli a cui soggetti sono pur tutti i mortali:
ché per gli uomini, allorquando la lor vita troppo dura,
e dal mare e dalla terra sorge piú d’una sventura.
atossa
Tra i mortali o beatissimo, sin che i rai del sol vedesti,
come fosti invidiato, quando al pari dei Celesti
t’adorò la Persia! E anche ora ben t’invidio, che al tuo fine
giunto sei prima di scorgere questo abisso di rovine.
Un discorso molto breve basta, o Dario, a dirti il tutto:
il poter dei Persiani potrai dir che sia distrutto.
dario
Come? Fu flagel di peste? Fu di popolo sommossa?
atossa
No: ma tutta contro Atene si fiaccò la nostra possa.
dario
E qual mai dei miei figliuoli, mosse, dimmi, a questa guerra?