Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) I.djvu/345

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306 ESCHILO

dei dementi si possono udire.
In che mai da follia differiscono
i tuoi voti? In che mai si rallenta
tua demenza? — Or voi, dunque, fanciulle,
che al suo duol v’attristate, su’, presto,
questi luoghi fuggite, ché il mugghio
spaventoso del tuono, non debba
per l’orrore distruggervi il cuore!
coro
Altro parla, dammi altro consiglio,
e potrai suadermi; ma quello
ch’or mi dài, non è già tollerabile.
Come vuoi che da trista io m’adoperi?
Quanto forza è patire, con lui
patirò: chi tradisce l’amico
odiar m’è costume: né morbo
c’è per me piú di questo aborrito.
ermete
E sia pure. Ma ciò ch’io predíco
a memoria tenete, né poi,
da sciagure irretite, vogliate
dar biasmo alla sorte,
né lagnarvi che spinte v’ha Giove
ad un cruccio imprevisto. No certo:
voi da voi vi ci siete gittate.
Coscïenti, e non già di sorpesa,
per subdola insidia,