Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/209

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206 ESCHILO

assai l’onora, e il re che questa terra
governa, Delfo. E Giove a lui fatidica
mente concesse; e quarto, in questo trono,
dei vaticinî re lo fece; onde ora
è profeta di Giove il Nume ambiguo8.
     Le prime preci a questi Numi salgano.
Poscia il saluto a Pallade9 che siede
innanzi al tempio io volgo, ed alle Ninfe
ch’ànno dimora nella cava rupe
coricia, asilo ai Dèmoni, diletta
agli aligeri; e Bromio1 ha quivi impero,
non l’oblio, no, dal dí ch’egli fu duce
alle Baccanti, ed a Pentèo la sorte
feroce intorno, come a un lepre, strinse.
E del Pleisto le fonti2, e la possanza
di Posídone invoco, e il sommo Giove:
e, fatidica voce, il trono ascendo.
     Ed ora a me fausto l’ingresso, quanto
mai già non fu, concedano. - E degli Èlleni
se alcuno è qui, traggan la sorte e avanzino:
come il Dio guida, i vaticinî io dico.
Entra nel tempio. Ma subito ne balza fuori esterrefatta, piomba con le mani al suolo, e si trascina ancora uno o due passi verso gli spettatori
Ahi! terribile a dire, e piú terribile
a vederlo, mi scaccia uno spettacolo
fuor dal tempio del Nume! Io non ho forze
piú: non mi reggo piú: sovra le palme
io mi trascino, e non sui piedi. Nulla
è una vecchia che teme, è come un pargolo!
Rimane pochi momenti in silenzio.