Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/212

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LE EUMENIDI 209


t’inseguiranno; o sia che tu per vasti
piani sospinga l’errabondo piede,
o su le popolose isole e il pelago:
né sostener questa fatica stanco
te renda. E giunto alla città di Pàllade,
posa, e l’antico simulacro abbraccia.
Quivi saranno giudici e ragioni
per farli miti; e spedïenti avrò
che te per sempre dagli affanni sciolgano:
ché io t’indussi a uccidere tua madre.

ORESTE


O sire Apollo, essere giusto sai.
Poi che sai questo, sappi anche esser memore.
La potenza d’oprare è in te ben salda.

APOLLO


Ricorda! Né terror ti vinca l’anima.
Ermete, e tu ch’ài padre il padre mio,
come, o fratello, il nome tuo pur suona,
sii custode, sii guida a questo supplice
mio, sii pastore. Giove stesso onora,
quando la sorte ad essi arride, i supplici.

Oreste fugge, Apollo sparisce. Subito appare l’ombra
di Clitennèstra, e si rivolge alle Furie



CLITENNESTRA


Ehi là! Dormite? E che bisogno ho io
di sonnacchiose? Perché m’offendete