Pagina:Tragedie di Eschilo (Romagnoli) II.djvu/213

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210 ESCHILO


cosí? Perché questa diversa legge?
Neppur fra i morti, poi che morte diedi,
evito io l’onta, ed erro in turpe bando:
ahi!, triste taccia, vi so dir, mi dànno!
Ma il male ch’io patii dai miei piú prossimi,
che fui sgozzata per man di mio figlio,
nessun dei Numi pensa a vendicarmene.
Queste mie piaghe l’animo tuo scorga:
pupille acute ha l’animo nel sonno,
anche se desto poco lungi vede.
Eppur molti lambiste, ed io v’infusi,
libamenti di pure acque e di miele;
e v’imbandii presso la sacra fiamma
notturne àgapi, quando eran deserte
l’are d’ogni altro Nume. E tutto ciò
ora lo veggo sotto i pie’ calpesto.
E colui v’ha deluse, e fugge, simile
a cerbiatto: di mezzo alle reti, agile
via si lanciò, di voi si prese gioco.
Udite, dunque: ch’io vi parlo, inferne
Dive, con tutta l’anima: destatevi:
io nel sonno vi chiamo, io Clitennestra.


FURIE


Russano.



CLITENNESTRA


Voi russate, e quell’uom fugge, è lontano:
ché non son pari ai miei gli amici suoi!