antigone 365E i fratelli ove sono? A che travaglio? ismene
Sono ove sono: a un orrido frangente. edipo
O per indole entrambi e per costume
di vita, uguali ai popoli d’Egitto!
Ché quivi, entro le case, i maschi seggono. 370a tessere la tela; e le consorti,
fuori di casa, a procacciare pensano
quanto alla vita occorre. E cosí, quelli
dei figli miei che a ciò pensar dovrebbero,
a casa, come verginette restano; 375e, in vece loro, le miserie mie,
voi v’addossate. Appena questa uscí
di puerizia, e invigorí le membra,
sempre errando con me, misera, il vecchio
conduce, molto fra selvaggi boschi 380aggirandosi scalza e senza cibo,
e, travagliata dalle piogge fitte,
dalle vampe del sol, trascura, o misera,
la domestica vita, affinché il padre
abbia sostentamento. E tu, figliuola, 385prima, di Tebe uscivi, e i vaticinii
tutti, quanti su me ne pronunciavano,
mi riferivi, né i Cadmèi sapevano;
e, mia custode, quando poi bandito
fui dalla terra, a me fedele fosti. 390Ed ora, poi, quale novella al padre,