Pagina:Trattati del Cinquecento sulla donna, 1913 – BEIC 1949816.djvu/163

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doglia 157


d’ogni monstro infernale! Imperò, non essendo io di natura di colui che facilmente digiuna, anzi essendo a similitudine di uomo addolorato, il quale manifesta il suo male col proprio lamento, cominciarò purgare me istesso, per sanare voi pazzi ancora. Pertanto, se voi me ubedirete, sanarvi spero; ma, essendo disubedienti, perirete. Né crediate che io vi nego quel che si deve dare al tempo, compiacere alla ragione, consentire alla etate, e conservare a la consuetudine. Ma, con tutto ciò, si deve avertire che in le dette cose non si discenda troppo, imperoché nelli vostri furori si deve frenar l’apetito, perché a compiacerli gli è maggiore pericolo. Pertanto, nanci ch’io descenda al rimedio del vostro male, contemplarò la sentenzia del savio vecchio. E, cominciando dalla prima parte, dico, che gli è di grande importanza il principio de la sua conclusione. Percioché chi si duole, overo si lamenta o sta contento, sempre comincia dolersi e contentarsi da tal breve littera «o» circolare cominciando, come dicendo: — O disgraziato me! o sfortunato me! o aventurato me! o fortunato me! o afflitto me! o sconsolato me! o giocondo me! o sconsolato me! o tristo! o lieto me! — Perciò comprendo che questa sola voce, overo littera, ha infinite significazioni. Sí che mi pare ch’io non sia suficiente nè di esporle, nè di comprenderle. Nondimeno, per satisfarvi, dirò quelle poche che comprendo, per non mancare di ubedire li miei maestri e per ridure al fine ciò che me hanno imposto sopra i loro ragionamenti. Pertanto dico che questa parola o voce «o» gli è tonda a modo d’un circolo overo a guisa de l’universo; di sorte che per natura representa grande difficultá di potersi espore, perché in essa non si trova alcun principio, nè fine: perciò gli è molto difficile la sua esposizione. Nientedimeno, facendo io quanto posso, spero che appresso a voi serò scusato. Pertanto mi pare che Socrate in questo fine invoca l’universo per vostro agiuto e per favore, con questa sola voce dicendo: — O cielo, o aere, o mare, o terra, pregovi che prestate il vostro favore a colui che è tormentato da la sua donna per essere danno sopra ogni altra ruina! — Overo dice: — O che crudeltá è la vostra, elementi! o che gran