Pagina:Trattato de' governi.djvu/167

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


E in che modo fia mai questa cosa da uomo civile o da legislatore, che non è legittima? Perchè e’ non è cosa legittima il voler signoreggiare, non solamente con giustizia, ma ancora con ingiustizia, potendosi invero signoreggiare senza giustizia.

Ma questo non si vede essere nell’altre facoltà, conciossiachè e’ non s’appartenga nè al medico, nè al nocchiero, o persuadere, o sforzare all’uno gli infermi, e all’altro i compagni della nave. Contuttociò la più parte ha stimato, che’l dominare agli altri sia cosa civile, e quelle che nessuno contra sè confesserebbe essere giusto, nè utile, il medesimo non si vergognano d’esercitare contro ad altrui. Perchè tali vogliono l’imperio giusto a casa loro, e in casa altrui non tengono conto, come e’ si sia.

Ma egli sta pur male in tal modo, se già la natura non ha fatto questi signori, e quei servi, onde stando in tal modo la cosa, e’ non è bene sforzarsi di signoreggiare a ogni uomo, ma debbesi volere signoreggiare a chi è atto a servire; così come e’ non si debbe pigliare in caccia, per sacrificare, o per mangiare, gli uomini, ma quegli animali che a ciò sono convenienti. E convenienti a questi esercizî sono gli animali salvatici, e tutti quei, che s’usano di mangiarsi. Diasi adunche una città, che per sè stessa possa essere beata, se egli è lecito, che in alcun luogo se ne ritrovi una così fatta, che si governi rettamente, e usi leggi buone: l’indirizzamento delle quali non sia alla guerra, nè alla vittoria contra li nimici, anzi non ci sia alcuno simile ordine.

E sia ancora manifesto, che le diligenze tutte da usarsi per le guerre si debbono porre per oneste, ma non già come quelle che abbino il fine ultimo di tutte l’altre. Ma queste si debbono mettere per fine di quelle, e al buon legislatore s’appartiene considerare la città, e la stirpe degli uomini, e tutta l’altra civile compagnia, qualmente ella