Pagina:Trattato de' governi.djvu/192

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due cose vi stieno ottimamente, il fino dico, e li mezzi da condurvisi.

Che il fine, adunche sia il ben vivere, e la felicità, è cosa manifestissima. Ma certi è, che posson ciò conseguire, e certi no, impediti dalla fortuna, o dalla natura: perchè e’ non si può conseguirla senza aver qualche ajuto. E quanto uno è men disposto, ha ei di manco ajuti bisogno; e di più, quanto egli è disposto al contrario. Certi altri è, che non subito cercano di conseguirla, sebbene e’ possono. Ma perchè l’intento nostro è vedere qual sia l’ottima republica, e tale è quella, mediante la quale la città ha buon governo e governo buono è quello, mediante il quale ella può conseguire massimamente la felicità, però non bisogna ignorare che cosa sia la felicità.

Di lei ho io parlato nell’Etica, e se alcuno giovamento ci possono arrecare quei discorsi; che ella, cioè, è uno atto, e uno uso di virtù perfetta, e che tal virtù non è per supposizione, ma è assolutamente. Io chiamo per supposizione, le cose necessarie, e per assolutamente, l’oneste. Come è verbigrazia intorno alle azioni giuste sono i supplizî, e le punizioni delle cattività, perchè elle precedono da virtù, contuttociò elle sono necessarie, e hanno l’onesto per necessità, conciossiachè e’ sarebbe più eligibile il non aversi mai bisogno di loro, nè dall’uomo, nè dalla città. Ma l’azioni, che tendono agli onori, e alle facoltà, sono veramente azioni oneste, perchè l’una parte di queste azioni è una elezione di qualche male, e l’altra è eletta per il contrario, perchè ella ci è preparatrice di bene.

Può bene essere, che l’uomo virtuoso sia costantemente quando egli è constituito in povertà, in malattia, e in simile altra cattiva fortuna, ma e’ non è per questo che la felicità non alberghi negli abiti contrarî a questi. E questa