Pagina:Trattato de' governi.djvu/193

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materia ho io determinato nell’Etica, cioè che il virtuoso uomo è quegli, al quale mediante la virtù sono beni li semplicemente chiamati beni. Onde è manifesto, che l’uso di tali per necessità gli sarà virtuoso e onesto assolutamente. E di qui è che il vulgo si stima, che li beni esterni sieno cagione della felicità, non altrimenti che se del sonare la lira bene dicesse uno essere di ciò piuttosto cagione la lira, che non fosse l’arte.

È adunche chiarito per li detti nostri, che certe delle cose dette si debbon presupporre, e che certe ne debbe preparare il datore di legge. Onde vorrei io, secondo il mio desiderio parlando, constituire una città in quelle cose, di che fosse padrona la fortuna. Chè invero la fortuna si mette per padrona. Ma e’ non è già uffizio di fortuna, che la città sia virtuosa, ma di scienza, e d’elezione. E virtuosa è quella città che ha virtuosi li cittadini che partecipano del governo: e noi vogliamo che nella nostra tutti li cittadini vi partecipino, e però è da vedere in che modo l’uomo si faccia virtuoso, perchè se tutti possono essere virtuosi, e’ non è più eligibile di questo che ciascuno sia virtuoso, imperocchè nel modo detto imprima conseguita, che ciascuno, e che tutti sieno virtuosi.

Ma gli uomini si fanno buoni, e virtuosi mediante tre cose, le quali sono: natura, costume e ragione; conciossiachè prima bisogni nascere, come è dire uomo, e non un altro animale bruto, e medesimamente bisogna avere un corpo e un’anima bene disposta. E in certi si vede, che l’essere bene per natura creati non fa loro giovamento alcuno, perchè li costumi li fan rimutare, conciossiachè certi da natura sieno di tale sorte, che il costume gli possa volgere al meglio, e al peggio.

Gli altri bruti adunche vivono più secondo la natura, e certi pochi ancora secondo il costume. L’uomo di più vive secondo