Pagina:Trattato de' governi.djvu/263

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cose, e li poveri per non temerne ne restino fuori. E questi sono gli inganni ritrovati dalle leggi de’ pochi potenti. Contra li quali lo stato popolare ancora egli va macchinando delle fraudi, con dare, cioè, salario alli cittadini poveri, che si ragunano alla concione, e che giudicano, e alli ricchi con non dar pena. Onde si vede, che chi volesse fare un buon mescuglio, doverrebbe raccorre insieme gli ordini dell’uno e dell’altro stato, e constituire a questi il salario, e a quegli le pene. E in tal modo tutti li cittadini vi verrebbono a convenire, che in quell’altro modo la republica viene ad essere d’una sola parte. Ma s’ella ha da essere d’una parte sola, ella ha da essere di chi tien l’arme. Quanto alla quantità del censo non si può dirlo a punto determinatamente, quanto e’ debba essere, ma debbesi, considerata la qualità, aggiugnervelo largamente, in tal maniera, che più venghino ad essere li partecipanti nel governo, che li non partecipanti.

Imperocchè li cittadini poveri, e degli onori non partecipanti stanno quieti, quando nessuno fa loro ingiuria, nè toglie niente del loro. E il servare questo è difficile, perchè e’ non interviene sempre mai, che li partecipanti del governo sieno li cittadini modesti. E suole essere in costume di questi stati nei tempi di guerra; che li cittadini vi stieno sollevati, se e’ non hanno da nutrirsi del publico, e massimamente quando e’ sono poveri, e se e’ sono nutriti, perciò interviene che e’ diventano desiderosi di guerre.

In certi luoghi lo stato è in mano non solamente di chi ha l’arme, ma ancora di chi l’ha già esercitate, che appresso dei Maliensi lo stato era nel modo detto, e li magistrati vi si eleggevano di quei cittadini, che esercitavano il soldo. E le prime republiche, che furono in Grecia dopo li regni, furono composte d’uomini, che esercitavano la milizia;