Pagina:Trattato de' governi.djvu/286

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buono il pastorale, e dove si vive dalle entrate de’ bestiami; chè in tal popolo sono quasi li medesimi ordini, che in quello della agricoltura: ed è buono alle azioni militari, avendo fatto gli abiti nelle fatiche e li corpi robusti e atti a poter vivere allo scoperto. Degli altri popoli che succedono a questi sono quasi composti tutti gli altri stati popolari; i quali sono di questi detti peggiori. E la ragione è, che la vita d’un tal popolo è cattiva; e non è nessun virtuoso esercizio, del quale sia partecipe il popolo composto d’artefici, o di faccendieri o d’uomini vili. Oltra di questo per raggirarsi un simile popolo sempre mai (per via di dire) intorno a’ mercati, e alla città; e’ viene però a ragunarsi agevolmente alla concione. Ma li contadini per abitare sparsi nella provincia non danno così di cozzo nella concione; nè similmente fa loro mestieri di tale ragunata.

E dove occorre, che la provincia sia situata di modo che ella abbia le possessioni dalla città lontane, quivi si può più agevolmente adattare lo stato popolare, che sia buono; perchè la moltitudine è costretta a fare quasi colonie nei campi. Onde è di necessità ancora che e’ ci sia la moltitudine urbana, che e’ non possino ragunare la concione senza la moltitudine dei contadini. Siasi detto adunche insino qui come si debba assettare il primo, e ottimo governo di popolo, e con questa dichiarazione sia manifesto ancora come si debbono assettare gli altri, imperocchè e’ si debba trapassare il modo del primo, conseguentemente, e debbesi sempre ir segregando il peggiore popolo.

Ma l’ultimo popolare governo, per esservi ognun dentro partecipe, non si può fare in ogni città; e non è tale stato durabile agevolmente, se e’ non è bene affortificato dalle leggi, e dai costumi, e degli accidenti. Che questo stato, e gli altri rovinino, ho io detto quasi la più parte