Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/160

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
112 Arte etrusca.

mostrano gli abbondanti prodotti delle industrie orientali nelle tombe etrusche, non si può con certezza affermare.

L’influenza greca è corroborata dalla leggenda di Demarato, che, esulando da Corinto, riparò a Tarquinî di Etruria, conducendo seco gli artisti Eucheir, Eugrammos e Diopos, nomi che sono, se ben si osservi, una sintetica personificazione delle varie abilità artistiche. Il fatto che Demarato abbia lasciato Corinto, quando vi si stabilì la tirannia dei Cipselidi, e che da lui sia derivata la stirpe dei Tarquinî, dominatrice di Roma, permette di assegnare alla introduzione della influenza greca nell’arte e nella vita etrusca un’età che corre fra gli anni 664 e 660 av. C.

Questa influenza greca è fatta derivare direttamente dalla Grecia propria; ma invece è lecito ammettere che in buona parte venisse anche dalle colonie della Magna Grecia, con le quali gli Etruschi ebbero scambi e commerci continui, principalmente quando fu formata la federazione etrusca meridionale.

L’arte nelle sue origini è sempre connessa col culto religioso, anzi ne è una parte. Nello sviluppo storico d’un popolo v’è un periodo nel quale ogni festa, ogni spettacolo, ogni manifestazione del sentimento estetico sono un atto religioso; intorno alla divinità, nell’istituzione del tempio, l’arte si forma. Allora i vari modi d’espressione del sentimento del divino e del bello si compongono in un tutto; la danza, la musica, il canto, gli ornamenti del tempio, l’imagine del nume mirano concordi a uno scopo e creano l’arte. Viene poi, col progresso della tecnica, un momento in cui quelle parti, divise, si costituiscono per sè sole, ma quasi, più desiderose di godimento estetico, si estendono a tutta la vita.