Pagina:Trattato di archeologia (Gentile).djvu/272

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214 Arte romana.

l’imitazione dell’arte greca in un periodo ancora relativamente antico.

Roma, incendiata dai Galli nell’anno 390 av. C. fu ricostrutta, ma senza regolare disegno, in gran fretta, senza ricchezza di edifizî pubblici e religiosi; i quali non incominciarono a sorgere se non coll’allargarsi dello Stato, con la conquista delle città d’Italia e più ancora poi di Sicilia e di Grecia, che Roma arricchivano di pingue bottino. Nel periodo che precede l’anno 146 a. C. furono inalzati molti templi, nei quali la fondamentale disposizione etrusca, o nazionale italica, certamente già era variata coi principî dell’architettura templare greca. Veramente la influenza greca si faceva sentire non pure nelle forme architettoniche dell’edifizio consacrato al Nume, ma anche nella stessa religione romana, variando la semplice religione italica con la ricca mitologia ellenica; onde probabilmente le modificazioni delle forme templari furono promosse da un’interna mutazione della religione stessa, o almeno seguirono compagne a tale mutazione, la quale è tanta che nel procedere di tempo si confondono miti greci e romani, e in Roma sono rappresentate tutte le forme dell’architettura templare greca.

Era però ancora di forma etrusca il tempio che Spurio Cassio dittatore dell’a. 493 a. C. dedicò a Cerere, Libero e Libera, presso il Circo Massimo, e che Vitruvio ricorda come esempio dell’ordine toscanico. Ma nella medesima occasione la greca influenza segnò pur essa un nuovo passo, perchè ad adornare quell’edifizio di pitture e di opere plastiche d’argilla furono chiamati dalla Magna Grecia Damofilo e Gorgaso, artisti di gran fama come pittori e scultori 1.

  1. Cfr. pag. 196; ved. Plin., N. H., XXXV, 154.