Pagina:Trento con il sacro concilio et altri notabili.djvu/31

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Trento 27

che vive, và sopra il giaccio, qual dileguandosi al Sole di questa vita insensibilmente, vien’à mancare sotto i piedi nel più bello.

[Inverni miti notabili.] Per cosa rara in Trento passano tal’hor Inverni al tutto senza neve, come trà gli altri seguì l’Anno 1649 che fu placido, e sereno à segno di rendere stupite le Maestà de Regi, e Prencipi, che vi soggiornavano; non essendosi mai rotto il tempo, ò fatta veder la neve, che nel dì ultimo di Carnevale, come per dar campo alle regie Feste. E l’Anno 1668 io stesso vi provai il Verno, non solo senza neve: ma senza freddo in modo, che in Genaro viddi fino spuntar Viole di campo. Dalla clemenza però di tali Verni nascono rigori strani di Primavera; Tanto è vero, che non mai il Tempo la perdonò al Tempo. [Nevi in Trento sono accidentali.] S’aggiunge, che le nevi in Trento, cadono portate per lo più da Venti esteriori, di Borea cioè, ò della Marina; sì che per se stesso il Clima di Trento non è nevoso; mentre ciò saria una grand’implicanza con le Viti, che vi regnano felicemente, e co’ i Vini, che vengono maturi, e stagionati.

[Errore del Conte Scoto] S’inganna perciò nel suo Itinerario d’Italia il Conte Scoto, scrivendo, non potersi l’Inverno, habitare in Trento per i troppo gran freddi, e li Trentini Monti essere sempre nevosi, e così alti, e inaccessibili, che sembrano toccar il Cielo, dall’haverli, creddo, misurati co’l Cannocchiale in tempo di Verno; perche in altre stagioni li sette Gioghi, che fan corona a Trento, vanno anzi co-