Pagina:Ultime lettere di Jacopo Ortis.djvu/354

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352 discorso sul testo del poema di dante.

talvolta nelle sue predizioni, ma non per credulità di pronostici. Era nato ei pure e dannato, con gli abitatori tutti quanti della sua valle infernale e della nostra terrena, ad essere illuso


mai raffrontarli a que’ Godici autografi, su’ quali si dice che le opere del profeta siano state stampate. Aggiungi che le profezie citate minacciano per lo .più l’Imperatore Federigo li e la Casa di Svev’ia, nemica implacabile de* papi ; onde ne sospetta anctie il Tirabosctii, che raccolse il più di queste notiz e e che pur è parzialissimo alla santità di Giovacchino e alle sue ispirazioni profetiche. Infatti, dove all’espositore primitivo della Commedia citato dianzi basta di dire: Dante dice di spirito profetico dotato, perchè Giovacchino spuose il Daniello e gli altri libri de’ profeti; « a taluni tornò meglio di asserire che » Giovacchino interpretava le profezie scr Uurali aggiungendone delle sue ve» racis^ime; e per prova si richiamano alle sue chiòse .sul testo di Geremia , » da lui verso l’anno il97 indirizzate all’ Imperadore Arrigo V, e dove gli » predice che quand’ei finirà la vita insieme e il suo regno, due rivali sorge» ranno a contrastar doli’ Impero. — Vide autem tu qui Vipera diceris (cosi » parli ad Arrigo), ne te pereunte, rnorteque praeuento, Imperii luterà disrum» pantur; et aliqui, quasi duac viperae, ad apicem potestatis ascendant; et quasi > alter Evilmerodach, unus eorum ohlincat, qui in brevi tempore a niorsu regali » retrocadat. -~ Potevasi egli adombrar meglio lo slato dell’ Impero dopo la » morte d’Arrigo, la lunga guerra tra Ottone e Filippo, la m rte di Filippo » che rendette Ottone posseditore del trono, e l’aoitalterlo che presto fece Fe» derigo II, il qual tinalmenie rimase possessor dell’Impero? Tutte le quali » cose avvennero alcuni anni dopo la morte di Giovacchino Egli va innanzi » ancora: » — e cosi [)ure va innanzi il Tiraboschi, del jUale ho ricopiato le parole; ma fa pur meraviglia che di ciò gli spositori primitivi della Commedia non parlino: e dacché in quelle chiose a Geremia si maltratta tuttavia Federigo, nemico acerrimo de’ papi, che non regnò se non dopo la morte del profeta, non sarà egli necessario di raffrontare gli originali, se pur sono tuttavia da trovarsi, di Giovacchino? Comunque si fosse, era tenuto profeta per mezzo secolo e più innanzi che Dante nascesse; però sugli oracoli suoi poco dopo la la mt là del secolo xm fu fondato il famoso Evangelo Eterno dai frati mendicanti, che facevano sedere san Francesco sulle rovine del trono di Cristo. Autore del nuovo Vangelo fu allora da molti, ed è tultivla creduto da alcuni, un frate nominato Giovanni da Parma, Generale de’ Francescani, e infamato col nome di empio dal padre abate Angelo di Costanzo, illustratore del Codice Cassinense di Dante, bench’ altri , e fra questi il Tiraboschi (voi. VI), ne lo scolpino, e assegnino a frate Giovanni anche il titolo di Bealo: — e per Beato anche l’abate Giovacchino s’adora a’ dì nostri. — Benché la Chiesa non n’abbia mai riconosciuto i mirucoli, tuttavia le parve di non opporsi che ne’ conventi delle congregazioni Benedettine un santo di più tosse nredicato alla venerazione e alla credulità della moltitudine. Chi si stesse alle parole del vecchio postillatore del Codice Cassinense donerebbe a Giovacchino anche il titolo di poeiji. — Joachinus fuit olim Abbas Cisterciensis de Calabria- propheticus vir, qui muKa de Antichristo praenuncians dicit

Cfm decies seni fuerint et mille ducenti Anni, qui nato sumunt exordia Christo, Tum Antichristus noequissimus est oriturus. —

« L’epoca circoscritta in questi versi è quella medesima segnata nel famoso » ed empio libro intitolato: Evangelium Aeternum, che lu composto circa cin » quant’anni dopo la morte del santo Abate Giovacchino ; e fu attribuito a >. Giovanni di Parma, Generale dei Minori; nel quale, fra le altre cose, si prej. diceva che il Vangelo di Cristo sarebbe cessato all’anno i:6J; ciò che è lo y> stesso che predire la nascita dell’Anticristo. » (Costanzo, annotazione al e. X, Cod. Cass., Farad., XII, 140.) — Dal fin qui detto appare che le prof, zie intorno a’ papi futuri, apposte a Giovacchino, sono fattura più tarda dell’ età di Dante, e ch’ei (icrò non poteva alludere ad esse; e d’altra parte a qui’lle contro cl’Imperadori ghibellini in favore della Chiesa ei non avrebbe voluto alludere, quand’anche fossero state veramente di Giovacchino: finalmente , chequan


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