Pagina:Una sfida al Polo.djvu/129

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una caccia emozionante 123

me massa nera che aveva l’aspetto d’un fuso di metallo, poichè percossa dal sole luccicava come se fosse d’acciaio.

All’estremità d’uno dei due capi, delle nuvole di vapore sfuggivano ad intervalli, producendo un rumore strano, allargandosi in forma d’un V.

Era una magnifica balena franca, una delle pochissime sfuggite alla ferocia dei balenieri americani ed inglesi, i quali ormai le hanno quasi completamente distrutte.

Quel gigante dei mari, il più grosso della specie, doveva misurare per lo meno una ventina di metri in lunghezza e pesare intorno alle settanta tonnellate, il peso di trecento grossi buoi legati insieme.

— Come mai si trova così presso la costa? — chiese il canadese al marinaio.

— Cercherà forse qualche posto adatto per deporre il balenottero, poichè quella è una femmina e non un maschio.

— Il suo piccino? — chiese lo studente. — Dico piccino per modo di dire poichè suppongo che i neonati di questi bestioni debbono nascere ben grossi.

— Come un vitello, — rispose Dik, — ed ingrossa così rapidamente che dopo poche settimane misura già, quel piccino, sette ed anche otto metri di lunghezza.

— Che ottime balie devono essere le balene.

— E che madri affettuose, — aggiunse il canadese. — Per difendere il loro piccino non esitano a sacrificarsi, è vero, Dik?

— Sì, signore. Difendono la loro prole con un accanimento feroce, e per salvarlo si espongono ai colpi dei fiocinieri, lasciandovi quasi sempre la pelle.

— Ma che cosa fa quella bestiona? — chiese Walter. — Si tuffa e risale subito spalancando le mascelle. Che abbia sete?

— Si guadagna la sua zuppa, — rispose Dik. — Deve aver