Pagina:Una sfida al Polo.djvu/130

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124 capitolo x.

incontrato un banco di quei granchiolini minuscoli che noi chiamiamo bolte....

E gli zoologi: clios borealis, aggiunse il canadese.

— E sta inghiottendoli in grandi masse, continuò l’ex-baleniere.

— E come fa?

— Spalanca le mascelle, empisce la bocca enorme d’acqua, serra i fanoni che funzionano come una rete, si sbarazza del liquido per mezzo degli sfiatatoi e manda giù il pasto, attraverso una gola non più larga del mio pugno.

— È allora tutt’altro che una terribile gastronoma come i capidogli e come i pesci-cani, — disse il canadese.

— Adagio, signore, rispose il baleniere. — A questi enormi mammiferi sono necessari, in un solo giorno, non meno di dieci o dodicimila chilogrammi di piccoli crostacei e d’altre materie quasi gelatinose chiamate cibo della balena.

— Che zuppa!... — esclamò lo studente.

— Dik, — disse in quel momento il canadese. — Guardate un po’!... Non vi sembra molto inquieta quella balena?

— Era appunto quello che stavo osservando ora, — spose lo chaffeur.

Infatti l’enorme cetaceo, dopo essersi immerso tre o quattro volte, a non molta profondità di certo, poichè si trovava troppo vicino alla sponda, si era messa a spiccare dei veri salti, slanciandosi quasi a metà fuori dall’acqua e mandando nel medesimo tempo delle formidabili note che avevano qualche cosa di metallico, poichè pareva che ripercuotessero entro un enorme tubo di bronzo.

La sua possente coda sferzava rabbiosamente l’acqua, sollevando delle gigantesche ondate le quali si rovesciavano verso la costa con grande fragore, balzando e rimbalzando.