Pagina:Una sfida al Polo.djvu/193

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l’attacco degli orsi bianchi 187


— Perbacco!... — esclamò. — Siamo quasi sepolti sotto la neve. Avremo ben da fare per aprire una via alla nostra macchina.

Dik, preparatevi a raggiungerla e ditemi se ha sofferto.

— Subito, signore, — rispose l’ex-baleniere, gettandosi addosso una pesante pelliccia. — Con questo freddo la neve si rassoda rapidamente e non correrà il pericolo di affondare. —

Aprì la porta, ma subito si arrestò mandando un grido soffocato.

Un gigantesco orso bianco era sorto bruscamente dinanzi a lui, uscendo dall’ammasso di neve che si addossava al carrozzone, spalancando una bocca enorme armata di lunghi denti gialli, solidi forse quanto l’acciaio.

Un momento di esitazione ed il terribile carnivoro balzava dentro.

Fortunatamente l’ex-baleniere non era un uomo troppo impressionabile, tanto più che aveva avuto, durante la sua vita avventurosa fra le regioni nordiche, altri incontri con quegli abitanti dei ghiacci eterni.

Rimessosi prontamente dalla sorpresa, aveva chiusa con fragore la porta sul muso del bestione, sprangandola.

— Che cosa avete, Dik? — domandò il canadese, il quale essendo occupato a mettere a posto alcune casse, non si era avveduto di quel brutto incontro.

— Che non mi aspettavo una simile sorpresa, signore, — rispose l’ex-baleniere, con voce un po’ alterata. — Credevo di doverli trovare più al nord.

— Chi?

— Gli orsi bianchi. —

Lo studente che, come abbiamo detto, stava preparando il thè, udendo quelle parole, aveva lasciato cadere il bricco pieno