Pagina:Una sfida al Polo.djvu/212

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206 capitolo xvi.


Il ghiaccio si era ormai formato intorno al carrozzone ed all’automobile, d’uno spessore d’un paio di metri, ed aveva cominciato a stringere le ruote.

Non vi era un momento da perdere. Il treno correva il pericolo di venire sfondato prima che l’alba spuntasse.

I tre esploratori, consci della gravità della situazione, si misero valorosamente all’opera, maneggiando i picconi con suprema energia.

La prima cosa che misero allo scoperto fu l’orso, sulla cui carne molto contavano per aumentare le loro provviste di trecentocinquanta o quattrocento chilogrammi di eccellente carne.

Non potendo trarlo dalla buca, entro la quale stava gelando, a gran colpi di scure lo fecero a pezzi sul luogo, sacrificando la pelliccia per non perdere troppo tempo, poi dopo aver messo al sicuro quei grossi quarti sulla cima della vettura perchè si conservassero meglio, ripresero il duro lavoro.

Soltanto verso la mezzanotte riuscirono a raggiungere e liberare l’automobile, la quale aveva sfidata impavida la bufera senza riportare danno alcuno.

Si trattava ora di aprirsi dinanzi un solco a scarpata per prendere lo slancio e montare sul campo di neve, ed i tre esploratori, quantunque estenuati, vi si accinsero con novella lena facendo volare intorno a loro, a colpi di piccone, larghi pezzi di ghiaccio.

Al primo impallidire delle stelle, tutto era pronto per la partenza, ed il motore aveva ricominciato a sbuffare, pronto a slanciarsi animosamente alla conquista del Polo.

— Dik, — chiese il canadese, prima di dare l’ordine della partenza. — Quanta benzina avremo ancora?

— Tanta da poter percorrere comodamente quattrocento miglia senza aver bisogno di rifornirci.