Pagina:Una sfida al Polo.djvu/271

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le estreme terre boreali 265

CAPITOLO XXI.


Le estreme terre boreali.


Per due giorni l’automobile, avvolta sempre da quel fitto nebbione che non permetteva alla luce del sole di penetrare, rimase immobilizzata sul campo di ghiaccio del golfo di Bosnia.

La mattina del terzo giorno, dopo una notte burrascosa, accompagnata da furiose raffiche freddissime, l’automobile finalmente si riponeva in marcia fra una vera tempesta di neve.

La nebbia però, spazzata dalle folate, se n’era andata verso il sud, raccogliendosi all’estremità del golfo.

Il canadese e lo studente si erano messi sotto la capote dell’automobile, dietro all’ex-baleniere, per sorvegliarlo strettamente.

Ormai il sospetto, non infondato, si era infiltrato nei loro cuori e non volevano correre il pericolo di rimanere a mezza via.

Procedevano rapidamente poichè il ghiaccio si prestava meravigliosamente ad una corsa anche velocissima, non essendovi che dei rarissimi hummok incastrati fra i ghiacci.

In due ore raggiunsero le isole Murchison che si stendono lungo la costa occidentale della terra di Boothia, poi filarono verso la terra di Somerset, cacciandosi audacemente dentro il canale del Reggente.

Di quando in quando apparivano degli orsi bianchi i quali però, udendo la sirena fischiare, si affrettavano a fuggire a