Pagina:Una sfida al Polo.djvu/279

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le estreme terre boreali 273

non potevano afferrarli. Dalle pressioni però erano caduti in seno ad una furiosa tempesta di neve che si dibatteva in mezzo ad un fitto nebbione.

L’automobile risalì di volata una costa, traballando come un ubbriaco, spiccò una mezza dozzina di salti, poi sprofondò in mezzo ad un ammasso di meve.

Nel medesimo istante il motore cessò di colpo di funzionare.

— Dik, che cosa è avvenuto? — chiese con angoscia il canadese.

L’ex-baleniere esitò un momento a rispondere, poi abbandonando il volante disse:

— Un nuovo guasto è avvenuto, signore. Siamo immobilizzati.

— Grave?

— Chi lo sa? —

Il canadese e lo studente si guardarono l’un l’altro con estrema ansietà, poi il primo disse con rassegnazione:

— Fatalità questa volta.

— Che cosa faremo ora, signor Gastone? — chiese il secondo.

— Aspettare che la bufera cessi e poi ritornare sui banchi di ghiaccio a ricuperare il nostro carrozzone senza del quale non potremmo resistere a lungo ai terribili freddi del Polo.

— E se il mare l’avesse inghiottito?

— Tenteremo di avanzare egualmente.

— Senza viveri e senza stufa?

— Bruceremo il grasso degli orsi bianchi e l’olio delle foche.

— Ed i serbatoi di benzina che sono tutti nel carrozzone? —

Il canadese guardò lo studente con ispavento. Non aveva pensato alla benzina, la forza vitale ed unica dell’automobile 18. E. SALGARI - Una Sfida al Polo.