Pagina:Una sfida al Polo.djvu/302

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296 capitolo xxiii.

spessore enorme, poichè non aveva ceduto sotto l’enorme urto, sicchè il colosso non si era sprofondato nel mare.

Giaceva rovesciato sul fianco sinistro, colla proboscide tesa dalla quale era uscita una larga pozza di sangue, colla bocca spalancata dalla quale era sfuggito l’ultimo barrito e l’ultimo rantolo. Una delle sue gigantesche zanne si era spezzata ed era rimbalzata a cinque o sei metri dal corpo; l’altra invece si ergeva ancora minacciosa, arcuata in alto, molto più bianca dei denti degli ippopotami che danno il miglior avorio, assai superiore a quello degli elefanti.

— Che sia proprio un vero mammouth, signor Gastone? — chiese Walter al canadese, girando e rigirando intorno alla mostruosa massa.

— Avete mai veduto degli elefanti con delle zanne così arcuate?

— Io no.

— E così coperti di pelo? Se guardate bene il pelame e di due tinte diverse: uno breve, fitto, rossastro ed il secondo più lungo e più biondastro.

— Infatti è vero.

— Anche la coda è diversa da quella degli elefanti: guardatela. È più breve, poichè non misura più di cinquanta o sessanta centimetri ed è formata esclusivamente da peli neri.

— E questi colossi devono possedere una vitalità straordinaria. Dodici palle e palle di mauser e sparate, almeno da parte mia, in direzione del cuore.

— Mio caro, nel mammouth scoperto a Sredne Kolynk si è potuto constatare che le pareti del cuore avevano la bagatella di cinque centimetri di spessore.

— E sono intelligenti questi animali?

— Non meno degli elefanti, avendo il loro cervello uno sviluppo quasi eguale.