Pagina:Venezia – Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, Vol. I, 1912 – BEIC 1904739.djvu/248

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242 monferrato

che ho verso la patria e che so esser propria di uomo nato in libertá, lontano certamente da quelle passioni, spogliato di quegli affetti d’odio e d’amore, che d’ordinario sogliono adulterare e scurire la veritá, che sará portata da me nella puritá della sua natura, sicuro che l’Eccellenze Vostre siano per tener rinchiuso nel fidato scrigno de’ loro petti quello che per propria e naturai prudenza stimaranno degno di doversi tacere.

Il dominio del Monferrato adunque ha dato occasione a’ motivi di guerra che si sono sentiti ed i quali si sono voluti appaliare dal signor duca di Savoia, che ne è stato il promotore, sotto il pretesto di quelle pretensioni che giá si sanno e ch’io non rammemoro, essendo col mezo delle stampe andate, giá un pezzo fa, per le mani di tutti. Che chi sia dal canto del giusto e della ragione, non occorre metterlo in dubio, essendo cosa chiarissima, conosciuta da tutt’il mondo, nel qual non ha trovato il signor duca di Savoia pur un sol principe che ammetta per buone le sue azioni e che abbia in qualsisia maniera approvato ciò che in questa occasione s’è operato da lui. E, con tutto che d’ordinario difficilmente una potenza riceva aiuto o favore dall’altra, quando non vi concorri il proprio interesse, poco tenendosi, in cotal caso, conto del giusto e del ragionevole, con tutto ciò se n’è pur questa volta veduto effetto tutto contrario, poiché la ragionevolezza e la giustizia della causa del signor duca di Mantova ha, per cosí dir, a viva forza tirato a suo favore, o con una o con un’altra dimostrazione, non solo i principi interessati in questa provincia e nella quiete d’essa, ma anco i piú lontani e piú rimoti da noi. Onde, avendo giá molto avanti il signor duca di Savoia, come si sa, in pronto l’armi ed apparecchiato l’essercito, trattenuto di continuo dopo la morte del Cristianissimo sotto quei tanti pretesti che a lui sempre abbondano, tentò prima d’ogni altra cosa s’avesse potuto in un sol giorno principiar e finir l’impresa. Ma non gli riusci, perché, avendo mandato uno de’ conti di Rivara, tirato giá nelle sue parti forse per servirsene a quest’effetto, per provocar la fede del fratello, governator della cittadella di Casale, con quegli allettamenti di gran premi, co’ quali gli è pur successo di corromper