Pagina:Venezia – Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, Vol. I, 1912 – BEIC 1904739.djvu/273

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relazione di alvise donato 267

imputato di diversi gravi mancamenti appresso il principe, intrepido nondimeno per la coscienza della sua buona fede, procurò di poter andar a lui per giustificarsi, e l’ottenne: si deve creder anco che l’abbia fatto, essendosi poi Sua Altezza servita della persona sua in altro grave ministerio. Tuttavia alcuni vogliono che ritenga piú tosto l’apparenza che la forza della bona volontá e della grazia del principe.

Fu dato successore a questo il marchese Vicenzo Guerriero, cavallier d’animo vigoroso, nato a negozi grandi, giá caro al fu duca Vicenzo, adoperato da lui in cose importanti, fattosi buon soldato nelle guerre di Fiandra. Questo, diligente nelle cose pertinenti alla guerra, attento al governo civile, riusciva di sodisfazione a’ popoli, di contentezza alle milizie, di buon servizio al principe, quando, per disgusto nato col signor don Vicenzo, convenne il signor duca richiamarlo. Il signor Alfonso suo fratello, essercitato pur nel mistiero dell’armi nella gran scola di Fiandra, ha sostentato il carico di generale della cavalleria con maravigliosa attitudine e con lodato valore.

Il signor don Vicenzo, fratello di Sua Altezza, in etá di 19 anni, d’animo vigoroso e risentito, di spirito ardente, farebbe senza dubio gran riuscita nell’arte militare, quando, chiamato, come par, dalla fortuna, non avesse ben tosto a mutar abito e professione: non prendendo egli, com’accostumano altri principi giovani, la milizia per ricreazione, né si serve licenziosamente del titolo del suo nascimento, non passa neghitosamente il tempo ne’ piaceri e ne’ lussi; ma attende solamente a’ negozi, procura di farsi conoscere a’ soldati, vuol informarsi e imparar da periti, studia d’imitar i migliori, non ambisce cosa vanamente per iattanza, né s’è veduto che n’abbia ricusata mai alcuna per timore. Questo, benché abbia provato e provi i mali trattamenti de’ spagnoli, par però che sia assai vólto con l’affetto a riverir quel re; anzi che, per istabilir la sua fortuna seco, ha ordinato al signor don Guglielmo Gonzaga, mandato ultimamente dal signor duca ambasciator in Spagna, che faccia con la Maestá Sua alcuni offici drizzati a ciò. Il che si può credere ch’avvenga non tanto per inclinazione ch’abbia a quella parte,