Pagina:Venezia – Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, Vol. I, 1912 – BEIC 1904739.djvu/274

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quanto per quel ragionevol discontento che ha sentito e sente di non aver ritrovato ne’ presenti bisogni della sua casa la regina di Francia, sua zia, cosí amorevole, ardente e risoluta come pareva a lui che per ogni rispetto dovesse essere; e, quando talora la licenza del tempo e del luoco ha portato ch’egli abbia potuto essalar meco e sfogar i secreti del suo cuore, si è assai doluto di lei, specialmente che col star sospesa, col lasciarsi agitar da finte promesse d’altri, col dar luoco a contaminati consigli di poco sinceri ministri, abbia grandemente disavvantaggiate le cose del fratello e sue, abbia nutrita la lunghezza de’ presenti travagli con grave loro incommodo e con pericolo maggiore, quand’a tutto averebbe potuto facilmente rimediare col dar segno di generoso risentimento e di vera risoluzione e col solo mostrare le sue armi all’Italia. Fu dal signor duca dato a lui ultimamente per coaiutore nel governo del Monferrato, con facultá però piú tosto di persuadere che con potestá di commandare, il signor Ferrante Rossi, cavallier di scoperta e nuda mente, di sviscerato affetto verso Vostra Serenitá, che non sa o non può dissimulare quello che stima contrario a’ suoi interessi.

Quei, con quali d’ordinario conferisce e consiglia il signor duca le cose sue, sono i vescovi di Mantova e di Diocesarea, il marchese Fedrico Gonzaga, generale dell’armi nel Mantovano, il conte Annibal Chieppio, che ha titolo di primo consigliere, il conte Annibal Imberti, due presidenti: l’uno del senato e l’altro del magistrato. Riferirò le particolari condizioni d’alcuni di questi conosciuti da me, e degli altri me la passerò con silenzio, per non averne intiera notizia.

Il vescovo di Mantova, di casa Gonzaga, cognato al signor Ferrante Rossi, prelato di molta etá, di mediocre ingegno, ch’ebbe giá un fratello cardinale, uomo di maggior spirito e assai piú intelligente di lui, inclina grandemente con l’affetto alla parte spagnola, per essere stato sin da’ tempi della sua prima gioventú educato nella corte del fu re Filippo II, al qual servi lungamente di paggio e da lui tirato poi al generalato della religione franciscana de’ zoccolanti, nella qual, giá pervenuto ad etá