Pagina:Venezia – Relazioni degli ambasciatori veneti al Senato, Vol. I, 1912 – BEIC 1904739.djvu/275

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relazione di alvise donato 269

matura, era entrato per voto, finalmente portato dal proprio nascimento al vescovato di Mantova.

Il vescovo di Diocesarea, di nazione calavrese, di professione frate di San Francesco di Paola (l’una e l’altra non intieramente buone condizioni), fa gran professione di politico piú di quello forse che si convenga ad uomo religioso: le sue massime però sono, da chi drittamente intende le cose, stimate piú tosto scandalose che buone. È tenuto uomo di legerezza, di vanitá e, quel ch’è peggio, di poco buona fede. Il signor duca lo conosce, ma lo va saviamente tolerando per men male sino che trovi opportunitá di liberarsene.

Il Chieppio, d’antico credito presso la casa Gonzaga, tirato non meno dall’amor de’ patroni che dalla sua fedeltá e dal suo valore da basso ad assai eminente stato, vien tenuto ed è in effetto il migliore ed il piú sicuro ministro ch’abbia Sua Altezza, e però anco il piú adoperato, ed è insieme la prima persona a chi si confidino dall’Altezza Sua i secreti del governo.

Ho detto degli altri. Dirò ora di me stesso, e pregarò che mi sia concesso il poter brevemente raccoglier la memoria e il testimonio della mia servitú. E prima narrerò la causa che mi mosse a lasciar la quiete e la commoditá della mia casa, la moglie ed il figliuolo per qualche tempo, e quel poi che me ne sia successo. Mi fu senza dubio d’incitamento e di stimolo a cotale deliberazione il desiderio ardente che vive in me di far qualche acquisto d’esperienza nell’arte militare, alla qual sento chiamarmi da certo instinto di natura, onde potessi valermene a qualche tempo in servizio di Vostra Serenitá, di questa amata patria, a cui, benché col corpo fussi nel Monferrato, restò però sempre mai vòlto l’animo a lei votato e la mente obligata.

Andai adunque, con buona grazia e con permissione dell’Eccellenze Vostre, con pensiero di starmene privato, né mi capitò mai nell’imaginazione il dover pretender o il dover aver alcuna carica. Piacque al signor duca di voler dar segno al mondo della sua obligata divozione verso la serenissima republica, e trovò bene il farlo, per allora specialmente, con l’onorar un cittadino di essa di grado, di eminenza e di onorevolezza nella sua milizia,