Pagina:Verga - Dal tuo al mio.djvu/182

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 166 —

aprendo le braccia, così desolata, così disfatta che il barone tornò a gridare furioso:

— Disgraziata! Disgraziata, come sei ridotta!... Anche tu che mi pianti i chiodi della croce e mi attossichi il pane che metto in bocca!

Egli stava per sfogarsi finalmente, e dire tutte le amarezze che gli aveva dato quella ingrata, quando pensava ch’era nelle mani di un operaio, lei, la sua creatura, il sangue suo, a fargli il letto e la minestra — quando c’era, la minestra!... Don Nunzio, che aveva la testa a tutt’altro che alle tenerezze in quel punto, volle sapere:

— La paglia ce l’hanno le cavalcature?

L’altro si asciugò gli occhi di nascosto, e rispose:

— Sì, sì.