Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/137

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amore immortale. 123

Dal volgo degli umani, umano il core
Ho pur nel petto e non ignoro il pianto,
5Questa pia di gentili alme fralezza.
Piansi la cara vergine che volle
Con un nodo di rose il suo destino
Eternamente al mio destino unito;
Ma provvida la Fede ad asciugarmi
10Venne il pianto non degno, e consolate
Oggi sollevo le pupille al cielo.
Morta non è l’amabile compagna
De’ miei primi trastulli: i suoi begli occhi
In me, come solea, tien fisi ancora,
15Ancor mi parla e della vita ai duri
Affanni mi avvalora : io l’odo all’alba
Che nel prato mi chiama, e delle selve
Nel vespertino murmure l’ascolto.
Quante piaghe risana e quanto assenzio
20Raddolcisce la Fè! Sotto il balcone,
Ove, il labbro tacendo, i nostri cori
Si parlaron d’amor, cresce solingo
Un fiorellino, di sua casta mano
Antica cura. Or ella messaggero
25Dell’amor suo s’è fatto il fiorellino
Ch’ogni dì manda a salutarmi e dice:
Non ti scordar di me, mio dolce amore.
Ch’io mi scordi di te? rispondo, e gli occhi
Mi vanno al ciel di lagrime velati.
30Morta non è la vergine che assisa