Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/175

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l'alcione. 161


     Piano, come cristallo, il mar sorride;
E tu sovresso il nido e della spuma
18Poco curando che il tuo dorso intride,

     Con occhio immoto e con immota piuma
Osservi il pesciolin che l’esil testa
21Riscalda al sol che il pelaghetto alluma.

     Mite Alcïòne! Te solinga e mesta
Di scogli abitatrice i naviganti
24Dissero un giorno: e te della tempesta

     Chiamâr foriera di Parnaso i canti
Che del nembo ti dier mente divina,
27Vedovil gonna e di un mortale i pianti.

     Perocchè della florida Trachìna
Presso il maliaco seno e la pendice
30Öetea ti cantavano regina

     Di porpore e d’immenso oro felice;
Ma che nullo tesor ti fu più caro
33Che gli occhi vagheggiar del tuo Ceice.

     Ben le ginocchia un dì ti vacillaro,
E tramortita reclinasti il collo,
36Quando il tuo sposo navigando a Claro