Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/176

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162 l'alcione.


     Per consultar gli oracoli di Apollo,
Al tuo cor si togliea che anco non era
39De’ primi baci d’imeneo satollo.

     Sciro aveva trascorso; e già si annera
Il ciel tutto e fracassa arbori e prora
42Di traverso ruggendo la bufera.

     Ceice colla gente il mar divora,
Ceice che con labbra moribonde
45Alcïòne, Alcïòn chiamava ancora.

     Son deserte le sale un dì gioconde
D’inni e di danze. De’ suoi fati ignara,
48Pur accorata Alcïone le bionde

     Chiome discioglie e di Giunone all’ara
D’inesaudita lagrima cospersi
51Doni tributa; e di sua man prepara

     Bello di seta e di color diversi
Per le membra dilette un manto adorno,
54Per le membra che a’ mostri esca già fersi.

     Già due fïate rinnovato il corno
Avea la luna, e la dolente a Giuno
57Chiedea con raddoppiata ansia il ritorno