Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/267

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le nozze di tetide e peleo. 253


     E sedean banchettando. Intanto chine
Per molta etade e tremolanti al canto
Dan le Parche principio. Alle divine
428Membra avvolgono intorno un bianco manto
Con roseo lembo, e portan bende al crine
Che alle nevi in candor tolgono il vanto;
La man però dall’opera non cessa
432E l’eterno lavor segue indefessa.

     Regge la manca la conocchia avvolta
Di molle lana: il fil la destra ingiuso
Trae con dita supine e poi rivolta
436Torce vibrando in presti giri il fuso.
Menda nell’opra non appar che tolta
Non sia dal dente ognor; tal che per uso
Sparse le Dee di morsecchiati fili
440Mostran le labbra pallide e sottili.

     Deposte a’ loro piedi ampie fiscelle
Serbano i velli della bianca lana.
E n’eran colme, allor che le Sorelle
444In voce che sonava oltre l’umana
Impresero a cantar quanto le stelle
Già fisso avean per ora non lontana.
Versi cantâr che i posteri più tardi
448In niuna parte troveran bugiardi.