Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/310

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296 ero a leandro.


     Ed ambo dal balcon guardiamo al mare,
E preghiamo con timido desio
78Non ti sian l’aure di soccorso avare.

     Ad ogni suon quella fedele ed io
Tendiam l’orecchio, e de’ tuoi passi il suono
81Trepide udiamo in ogni mormorío.

     Breve riposo alfine agli occhi io dono;
E languida sul sen della nutrice
84Questa infiammata mia testa abbandono.

     Sogno, e del vano mio sognar felice
Parmi vederti allor che le grondanti
87Braccia mi avvolga intorno alla cervice.

     Tu da me prendi gli odorosi ammanti
A coprirti; e mi dai baci e ricevi,
90Com’è l’usanza de’ beati amanti.

     Ahi, dolorosa! chè bugiarde e brevi
Son le gioie de’ sogni, e sugli albóri
93Tu, come sciolta visïon, ti levi.

     Quando fia che più l’onda i nostri amori
A divider non abbia, e mite Iddio
96Stringa in nodo perenne i nostri cori?