Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/318

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304 ero a leandro.


     O vincitor de’ procellosi guadi,
Sfida pur l’onde e tuttavia le temi;
246Speme e paura avvicendar ti aggradi.

     Fracassate dal mar van le triremi,
Opra di mille artefici; e tu speri
249Che le tue braccia più possan de’ remi?

     Quel che tu fai, gl’intrepidi nocchieri
Paventano di far: rotto il naviglio,
252Nuotan sol presso a morte i passaggeri.

     Ahimè, che la paura io ti consiglio,
Folle! e poscia vorrei che de’ miei detti
255Tu più forte sfidassi ogni periglio.

     Lasciami delirar, pur che t’affretti
Ed uscendo dal mar l’umido braccio
258Avidamente all’omero mi getti.

     Ma quante volte a contemplar mi affaccio
Dalla finestra il pian dell’acque immenso
261Ratto per l’ossa mi trascorre un ghiaccio.

     E della scorsa notte anco ripenso
Tremante al sogno orribile, che sorta
264Tosto espiai con lagrime ed incenso.