Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/319

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ero a leandro. 305


     Era sull’alba: tremolante e smorta
Dormicchiava la lampa, allor che vere
267Le novelle a’ mortali il sonno apporta.

     Semisopita mi lasciai cadere
Di mano il fuso e a torbido riposo,
270La guancia abbandonai sull’origliere.

     Qui veder mi parea pel mar spumoso
Vago delfin far cento giri e cento
273Mezzo sorto dall’onda e mezzo ascoso.

     Poi mi parea, che di traverso un vento
Impetuoso lo gittasse ai lidi,
276Ove giacea fra l’alghe avvolto e spento.

     Vera o falsa l’immagine che vidi,
Io n’ho paura. Alla venuta aspetta
279Tranquillo il mar, nè i sogni miei deridi.

     Se non curi di te, d’Ero diletta
Abbi almeno pietà, che intempestiva
282L’ora estrema a veder non sia costretta.

     Ma già speranza l’egro spirto avviva;
Sicuro per la placida bonaccia
285Tu potrai tosto abbandonar la riva.