Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/365

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dora. 351

Or puoi, Guglielmo, quind’innanzi a Dora
Guardar come a tua sposa; è casalinga
Ed oltre gli anni suoi buona massaia.
D’un mio fratello è nata. Aspre parole
20Ebbi un giorno con lui, nè più veduti
Da quel giorno ci siam. Dorme sepolto
In paese stranier: ma per l’amore
Che in altro tempo a lui m’unia, raccolsi
La sua bambina e l’allevai. Di sposo
25Dálle, o figlio, la man: son anni ed anni
Che il giocondo pensier di queste nozze
Notte e dì non mi lascia.» In secchi accenti
Guglielmo rispondea: «Non fia, non fia
Che Dora abbia il mio cor: per questo sole
30No, Dora, non avrammi.» E l’uomo antico
Di rossa bile s’accendea: le mani
Si storse e disse: «non la vuoi? fanciullo
Replicarmi così? Ma ne’ miei tempi
La parola del padre era comando,
35E tal oggi sarà. Pensa, Guglielmo,
Pensa al tuo fatto: t’abbandono un mese
A maturo consiglio, e la risposta
Sia quale io la dimando; o per quel Dio
Che ne guarda ambedue, prendi il fardello
40Nè mostrarti più mai sulla mia porta.»

     Obliqui detti mormorò: si morse
Il garzone le labbra e ritirossi.