Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/366

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352 dora.

Più Dora ei rimirava, e men sentiva
Di mai poterla amar: aspri i suoi modi
45Con lei; ma Dora mansüetamente
Lo sopportava. Allor prima che volto
Si fosse il mese, le paterne soglie
Abbandonò Guglielmo e per mercede
L’altrui podere a coltivar si pose;
50E fosse per amore o per dispetto
Dopo breve stagion sposò Maria,
D’un campagnuol la poveretta figlia.

     Sonava la campana annunziatrice
Delle nozze novelle. A sè chiamava
55Allano la nipote e le dicea:
«T’amo, fanciulla mia, di core io t’amo;
Ma se un accento cangerai con lui
Che si disse mio figlio; o se parola
Colla donna farai che sua consorte
60Dirassi questo dì, chiusa per sempre
T’è questa casa. Il mio volere è legge.»
Dora era dolce e d’obbedir promise;
Ma pensava in suo cor: «Come ciò fia?
Lunga stagione non andrà che il zio
65Rabbonirassi e muterà pensiero.»

     E passavano i giorni. Intanto un figlio
A Guglielmo nascea. Più dura allora