Pagina:Versi di Giacomo Zanella.djvu/67

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possagno. 53

Chioma di Polignoto e di Lisippo
Noi non pertanto sfronderem gli allori;
Nè all’arti insulterem che i trïonfali
Ozî allegrâr della divina Roma.
50Bella mitica Dea, che dal Cefiso
E da’ lauri vocali di Elicona
Costretta a fuggir fosti, ospite asilo
A’ vaganti tuoi numi ed alle muse
Su questo colle aperse italo Fidia.
55Quali gli uscian dall’infiammata idea,
Nella creta qui stanno ancor spiranti
I simulacri, ond’ei le tombe, i fôri,
I delubri e le reggie ornò di Europa.
Quanto popol d’eroi! quanto di ninfe,
60Dell’Ilisso i lavacri abbandonando,
Queste pendici ad abitar non venne!
Vedi la giovinetta Ebe, leggiadra
Del nèttare ministra, che d’Olimpo
Scende veloce: carezzevol aura
65La veste addietro le respinge e svela
Delle membra divine ogni contorno.
Vedi la Ninfa che sorpresa al bagno
I bei veli raccoglie e si ritira
Paurosa guatando. Ecco le Grazie
70Che, le braccia conserte in dolce amplesso,
Disegnano sui fior lente carole.
Su’ nivei lini Citerea riposa
Velando gli occhi: Amor tocca la cetra