Pagina:Viaggio attorno alla mia camera Manini 1824.djvu/145

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148 Viaggio.

ginò di prendere anch’essa il tuono della cerimonia. — «Signora, disse dunque ella pure con affettata cordialità (non si accorgendo per la passione quanto fosse ridicolo in sua bocca e in questa disputa un tale appellativo) vi accerto che nulla mi sarebbe più grato, che il vedervi godere, anche senza di me, tutti i piaceri, di cui la vostra natura è capace, se questi non vi fossero nocevoli, e non alterassero l’armonia, che...». Ma qui fu sdegnosamente interrotta. — «No, no, risparmiate le artificiose parole, con cui già non riuscite ad allucinarmi: — la forzata dimora, che facciamo insieme in questa camera, ove da noi si viaggia; — la ferita ricevuta poc’anzi, che ancora stilla sangue, e fu per riuscirmi fatale; — non sono frutto del vostro orgoglio stravagante, dei