Pagina:Vico - La scienza nuova, 1, 1911.djvu/359

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

parlare per caratteri poetici delle prime nazioni 263


IX


(a)1 Questa istessa discoverta de’ caratteri poetici ci conferma Esopo (b)2, ben posto innanzi a’ sette saggi di Grecia, come il promettemmo nelle Note alla Tavola cronologica di farlo in questo luogo vedere. Perchè tal filologica verità ci è confermata da questa storia d’umane idee: ch’i sette saggi faron ammirati dall’incominciar essi a dare precetti di morale o di ci vii dottrina per massime, come quel celebre di Solone (il quale ne fu il principe): «Nosce te ipsum», che sopra abbiam veduto essere prima stato un precetto di dottrina civile, poi trasportato alla Metafisica e alla Morale. Ma Esopo aveva innanzi dati tali avvisi per somiglianze, delle quali più innanzi i poeti si eran serviti per ispiegarsi. E l’ordine dell’umane idee è d’osservare le cose simili, prima per ispiegarsi, dappoi per pruovare; e ciò, prima con l’esemplo che si contenta d’una sola, finalmente con l’induzione che ne ha bisogno di più. Onde Socrate, padre di tutte le sètte de’ filosofi, introdusse la Dialettica con l’induzione, che poi compiè Aristotile col sillogismo, che non regge senza un universale. Ma alle menti corte basta arrecarsi un luogo dal somigliante per essere persuase; come con una favola, alla fatta di quelle ch’aveva truovato Esopo, il buono Menenio Agrippa ridusse la plebe romana sollevata all’ubbidienza. Ch’Esopo sia stato un carattere poetico de’ soci ovvero famoli degli eroi, con uno spirito d’indovino lo ci discuopre il ben costumato Fedro in un prologo3 delle sue Favole:

Nunc fabularum cur sit inventum genus,
Brevi docebo. Servìtus obnoxia
Quia quæ volebat non audebat dicere4,
Affectus proprios in fabellas transtulit.
Æsopi illius semita feci viam;



  1. (a) [Per questo paragrafo si vegga p. 93, var. (a)].
  2. (b) che fu ’l primo autore della moral filosofia, ben posto, ecc.
  3. Al terzo libro (vv. 33-8).
  4. Il V. pone un punto fermo invece d’una virgola, salta un verso: «Calumniamque fictis elusit iocis», e raffazzona quello che segue: «Ego illius pro semita feci viam».