Pagina:Vita di Dante, Petrarca e Boccaccio.djvu/159

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naco di S. Basilio Cesariensc, sommamente instrutto nelle greche lettere, perchè di leggere avesse appagato la insaziabil voglia colla lettura de greci, laddove mercè i latini non l'avea potuto; così questi ascoltò per un triennio, mentre e in pubblico, ed in privato greche lettere dettava, un cotai Leonzio Pilato Tessalonicese, su le prime discepolo valorosissimo del prefato monaco, divenuto poi assai erudito, ed in ogni alta facoltà dottrinato. E costui, che da Venezia altrove volea andarsene lontano, il Boccaccio fatto, cambiar di volontà per consiglio e per promesse, chiamavalo a Firenze, ove egli era: ingrcecchè nella propria casa dapprima onorevolmente accolselo, e poi lunga pezza ospite il tenne, e fece opera, che a pubblico stipendio destinato venisse a leggere in pubblico greci codici. Onde a lui il primo, dicesi, esser dato nella nostra città, dettare il greco pubblicamente (II).

Non molto stante, tratto dall’avidità di lettere greche, a proprie spese, con tuttoché fosse da inopia travagliato, dal centro della Grecia, come dicesi, portò in Etruria, ed in patria non solo i libri di Omero, ma bensì altri greci codici; il che da null’altro, sapendosi, esser fatito, che nell’ Etruria i greci volumi trasferito avesse, colali antiche primizie di greche lettere de’ due tanto indigni poeti, siccome germe, sembrano essere stati, il quale trovata terra più fertile, passo passo con crebbe col tempo, che fiorendo a nostri di, frutti