Pagina:Vita di Dante.djvu/734

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patente a tutti, qualunque sieno? Questo, il sudore e la fatica continovata nello studio? Lungi stia da un uomo famigliare della filosofia, una così temeraria e terrena bassezza di cuore, da lasciarsi, quasi legato, e a modo quasi di un Ciolo1 e d’altri infami, offerire! Lungi da un uomo predicante giustizia, contare, dopo patita ingiustizia, a coloro che glie l’han fatta, il proprio danaro! Non è questa la via di tornare alla patria, o padre mio. Un’altra se ne troverà o da voi, o col tempo da altri, la quale non deroghi alla fama, non all’onore di Dante. Quella accetterò io, con passi non lenti. Che se per niuna tal via in Firenze non s’entra, non mai entrerò io in Firenze. E che? non vedrò io onde che sia gli specchi del sole e degli astri? Non potrò io speculare dolcissime verità sotto il cielo dovunque, senza prima arrendermi, nudato di gloria, anzi con ignominia, al popolo fiorentino? Nè il pane mi mancherà ...."2 E non abbiamo il restante.

  1. Nome, probabilmente, di qualche malfattore famigerato a quel tempo.
  2. Pelli, p.204. Witte, Dantis Ep. VIII, il qualela pone così prima di quella a Can Grande. Ma, non ostante la riverenza dovuta a questo, quasi italiano, cultore di letteratura Dantesca, parmi dover seguir le ragioni che mi fecero porre al 1316 la lettera a Cane e al 1317 questa al religioso.