Pagina:Vita di Luigi Rossini.djvu/18

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essere ammesso all’accademia italiana in Roma, con pensione per quattro anni.

Ma questa sua allegrezza ben tosto si mutò in pianto; però che le fatiche durate nel concorso, le veglie, l’alterazione dell’animo e qualche scorso giovanile gli ebbero guasta la complessione. Si pose a giacere infermo; e tanto poscia aggravò, che fu creduto la vita gli andasse ad ore, e datogli l’olio santo. Pur, aiutandolo l’età giovane e l’assistenza amorevole del suo egregio concittadino, il dottor Caiani, dopo alcuni mesi riebbe la sanità. E subito partì verso Roma col Tadolini; dove giunti, furono tutti e due ricevuti all’accademia italiana nel palazzo di Venezia. I suoi desiderii erano del tutto soddisfatti; ma ben presto, per la caduta del trono imperiale di Francia, mutate le cose, quella pensione gli mancò: se non che per opera del sommo ed ottimo Canova, fu poscia riconfermata. Non di manco furono quattro anni di disagi grandissimi; per che trovandosi in molta necessità, fu costretto di vendere la casetta paterna ch’avea in Ravenna, nel vicolo di s. Elia, di rimpetto al convento che fu de’ Carmelitani. Ciò avvenne nel 1814. In questo mezzo concorse al premio annuale instituito dal Canova pe’ soli alunni dell’accademia, e lo meritò; giudici Giuseppe Camporese e Rafaello Stern, valenti architetti di Roma.