Pagina:Vocabolario italiano della lingua parlata, 1893.djvu/13

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PREFAZIONE ALLA PRIMA EDIZIONE.


I.


Dopo tre anni e più di costante lavoro viene oggi in luce il presente Vocabolario. Il suo titolo dice subito quale ne sia l’indole e i termini: nonostante è nostro dovere lo spiegarci meglio, affinchè ognuno che lo voglia possa giudicare l’opera nostra per quello che è, e che noi abbiamo voluto che sia.

Oramai in Italia di vocabolarj che abbiano il loro fondamento nella lingua degli scrittori, ce n’è piuttosto abbondanza che difetto, figliuoli tutti quanti, più o meno legittimi, di quel primo padre che fu il Vocabolario degli Accademici della Crusca.1 Al contrario, di vocabolarj, ordinati espressamente a raccogliere la sola lingua dell’uso parlato, che con giuste definizioni la dichiarino, con esempj tolti dal comun parlare la illustrino, di vocabolarj insomma che mostrino la lingua quale suona oggi sulle bocche dei ben parlanti, noi siamo, si può dire, quasi affatto sprovvisti. Eppure da tutto le parti d’Italia si chiede da molto tempo a noi Toscani questo Vocabolario, e coloro stessi, che non approvano interamente certe nuove dottrine, non possono negare il bisogno urgente che ne ha oggi l’Italia.

A un lavoro adunque che intendesse e questo scopo pensai io (sono qui costretto a parlare in proprio nome) fin da quando si costituì in Firenze una Società per l’incremento de’ buoni studj, composta di uomini autorevolissimi in iscienze, lettere ed arti; i quali, intese l’indole e il fine di esso, e conosciute le somme linee del disegno, lo approvarano unanimemente, e mi confortarono all’opera. Alla quale mi sarei forse cimentato da me solo, se il tempo che m’avanza all’adempimento de’ miei doveri verso le scuola e l’Accademia, non me lo avesse impedito; o se l’editore, invece che tre o quattro, avesse volentieri aspettato sette od otto anni a vederne la fine. Essendo adunque nel numero dei soci Pietro Fanfani, uomo di quella competenza e di quel valore in tali studj, che tutti sanno, era naturale che mi rivolgessi a lui per aiuto, ed egli me lo promise subito e cortesemente con la lettera, che si legge qui sotto,2 volendo per altro che io, come avevo

  1. In molti di questi vocabolarj non solo si continua a dar per vivo ciò che è morto, od a mettere i morti innanzi ai vivi, ma si continua anche ad adoperare nelle dichiarazioni un linguaggio che non di rado è pur esso antiquato.
  2. «Caro Professore. - Il suo disegno per un Vocabolario italiano della lingua parlata mi piace in tutto e per tutto: ed Ella ha ragione dicendo che sarebbe cosa diversa dall’altro mio Vocabolario della lingua italiana, così per il modo lessicografico, come per il fine a cui è ordinato. Ben volentieri dunque acconsento di aiutarla a colorire tale disegno, e l’accento che mi ingegnerò di farlo con ogni diligenza possibile a me. In questo caso però non voglio essere altro che aiutatore nel proprio e più stretto significato; nè voglio metter bocca minimamente in ciò che si riferisce a ragione e ordine lessicografico, nemmeno là dove non sono con Lei e con l’Accademia nostra, come per esempio nel rifiutare la j consonante; perchè tali minuzie nulla rilevano ad un lavoro così geloso e così grave. Su, dunque, mettiamoci all’opera allegramente, per veder di finirla, com’Ella spera, in tre anni; e ci serva di stimolo continuo la certezza di far cosa utile alla diffusione ed alla unificazione della lingua italiana, che tanto è a dire di far segnalato servizio al nostro deletto almo paese.» Di casa 8 marzo 1871. tutto suo P. Fanfani.