Pagina:Volta - Le stelle, 1930.djvu/6

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Eccoci così arrivati alla distribuzione delle stelle nello spazio, ai loro moti, alle correnti siderali del nostro sistema galattico. Ogni volta poi che si sappia collocare alla sua vera distanza una stella, sapremo anche calcolare, da quello apparente, il suo splendore effettivo.

La spettroscopia, dal canto suo, doveva portare rapidamente un contributo maraviglioso alla conoscenza del popolo splendente dei lontanissimi soli; perfezionata dal nostro Donati e dal nostro Secchi, essa permise, come tutti sanno, di penetrare addentro alla natura fisica e chimica delle stelle, smentendo l’avventata profezia negativa di Augusto Comte e dimostrando l’unità della materia nell’universo.

Alla spettroscopia s’allea la fotometria ed ambedue fiancheggiate daH’astrometria classica, dalla meccanica celeste, dalla potenza dei mezzi strumentali, sospingono lo studio fisico del cielo verso un progresso stupendo, il quale, nonché durare, va tuttora accelerando il suo ritmo.

E non solo l’unità della materia negli spazi siderali, ma fu anche dimostrata — se mai ve ne fosse stato bisogno — la validità generale della legge dei Newton nel cosmo dai moti dei sistemi di stelle doppie, di cui l’Herschel aveva inaugurato le scoperte. E come il nostro sistema stellare apparve ben più vasto di quanto l’Herschel non avesse calcolato, così anche questi sistemi di stelle doppie o multiple, legati dalla mutua attrazione e ruotanti intorno al comune centro di gravità, si sono andati moltiplicando, non soltanto per la aumentata potenza dei telescopi, ma ancora per merito dello spettroscopio, che ci rivelò i gemini spettri di sistemi strettissimi, quali forse nessun occhio umano, per quanto formidabilmente armato, separerà mai.

A tanto si doveva pervenire con l’unico tenue filo di luce che, dopo migliaia od anche milioni di anni di cammino celeste con la velocità prodigiosa delle onde eteree, percuote la pupilla dell’uomo e la lastra sensibile di uno spettrografo.

In breve: le stelle fisse ed incorruttibili dell’astronomia antica, fisse cioè sulla loro rigida sfera, si muovono invece, a distanze diversissime ed enormi, percorrendo, infaticate e veloci, gli spazi siderei e vivono — per così dire — una loro fervida vita, di cui le varie e possenti manifestazioni fisiche, ogni giorno meglio conosciute, seguono una parabola evolutiva, che costituisce uno dei più appassionanti problemi dell’astrofisica odierna.