Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/244

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
238

— «O Bacco! Massimo fra gli Dei, sii propizio questa notte a noi, tuoi fedeli. Per me e per i miei compagni io appenderò questa ghirlanda» — sollevandola riverentemente dal capo — «io appenderò questa ghirlanda domani al tuo altare nel Bosco di Dafne» —

Fece un inchino, riordinò la ghirlanda sulle sue tempie, poi, alzando il bossolo, scoprì i dadi, esclamando:

— «Guarda, o mio Druso! Per l’asino di Sileno, il denario è mio!»

Vi fu scroscio di applausi che fece tremar la volta e gli Atlanti che la sorreggevano, e l’orgia incominciò.


CAPITOLO XIII.


Lo sceicco Ilderim era un personaggio di troppa importanza per viaggiare senza un seguito degno della sua condizione di capo tribù, e primo patriarca dei deserti ad ovest della Siria. Tale era la sua fama fra i figli del deserto; alle popolazioni delle città era semplicemente noto come uno dei più ricchi signori d’oriente, e ricco egli era infatti di denari e di servitù, di cammelli, cavalli, e armenti d’ogni genere, ch’egli amava sfoggiare con l’orgoglio fanciullesco del barbaro orientale. Quindi il lettore non s’inganni quando lo udirà parlare della sua tenda nell’Orto delle Palme, in verità egli vi possedeva uno splendido dovar, formato da tre grandi padiglioni, — uno per sè, uno per gli ospiti, uno per la moglie favorita e le sue donne, — e da una diecina di tende minori occupate dai suoi servitori e da alcuni membri della sua tribù, uomini di sperimentato coraggio, periti nel maneggio della lancia e dell’arco ed eccellenti cavalieri.

A dire il vero questo apparato militare non era richiesto da alcun pericolo che corressero i suoi beni nell’Orto delle Palme, ma le abitudini dell’uomo erano tali da non poterne fare senza. Aumentava il sentimento della sua dignità e nel medesimo tempo l’accertava della sicurezza dei cammelli, cavalli e pecore pascolanti nel recinto del dovar.

Ilderim era uno scrupoloso osservatore dei costumi del deserto e la sua vita nell’Orto delle Palme era un’esatta