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fame e della sete non avendo avuto di che sfamarsi dopo che il loro servo, il forzato cieco e muto, era stato allontanato. Tirzah, lamentandosi, si appoggiò alla madre e le cinse il collo dandole un bacio.

— «Quietati, Tirzah, verranno: Dio è buono. Noi ci siamo sempre ricordati di lui e non ci siamo mai dimenticate di pregarlo ogni qualvolta udivamo il suono delle trombe nel Tempio. Vedi, è ancora chiaro e il sole splende, non possono esser che le sette. Qualcuno verrà. Ne ho fede. Dio è buono!» —

Così parlò la madre.

Le sue parole erano semplici e persuasive, quantunque Tirzah, che aveva appena compiuti i tredici anni quando noi le vedemmo per l’ultima volta, ora, aggiungendole gli otto anni di carcere, non fosse più una bambina.

— «Proverò ad esser forte, mamma,» — disse ella. — «Le tue sofferenze devono essere grandi quanto le mie ed io voglio assolutamente vivere per te e per mio fratello! Ma mi sento ardere la lingua e le labbra!... Chissà dove si trova egli ora, chissà se riescirà mai a salvarci!» —

Le loro voci impressionavano stranamente: eran dure, pungenti, d’un suono metallico.

La madre avvicinò a sè la figlia e disse:

— «La notte scorsa ho sognato, Tirzah, e l’ho visto da vicino come vedo te, ora. Dobbiamo credere nei sogni perchè anche i nostri padri ci credevano.

Il nostro Signore parlò loro così parecchie volte. Mi sembrava che ci trovassimo alla Porta delle Donne proprio di fronte alla Porta Magnifica, in compagnia di molte persone, quando Giuda entrò guardando di qua e di là; lo vidi ritto all’ombra della Porta. Il mio cuore palpitò forte forte. M’accorsi ch’egli ci cercava, e gli corsi incontro aprendogli le braccia e chiamandolo per nome. Egli m’udì, mi scorse, ma non mi riconobbe. Dopo un attimo la visione scomparve.» —

— «Non accadrebbe forse così, mamma, se noi lo avessimo realmente ad incontrare? Siamo assai cambiate. Chissà se ci riconoscerebbe!» —

— «Potrebbe darsi che non ci riconoscesse, ma...» — e la madre chinò il capo: il suo viso si rannuvolò come s’essa fosse colpita da un gran dolore, poi riprendendo la parola, ella disse: — «.... ma potremmo anche farci riconoscere!» —

Tirzah alzò le braccia al cielo e supplicò, lamentandosi: