Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/415

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in uno stagno trasparente come vetro, per poi fuggire fra verdi sponde e gruppi d’alberi, e scomparire nella sabbia asciutta. Solo pochi e stretti sentieri si distinguevano sull’orlo dello stagno, e tutto il terreno all’intorno non rivelava presenza di uomini. I cavalli, pel momento, furono lasciati liberi, e l’Etiope aiutò Balthasar ed Iras a discendere; dopo di che il vecchio, voltando il suo viso verso levante, incrociò riverentemente le mani sul petto e pregò.

— «Portami una tazza» — disse Iras, con impazienza dal baldacchino. Lo schiavo estrasse un bicchiere di cristallo e glielo porse; essa disse poi a Ben Hur:

— «Io sarò il tuo coppiere alla fontana.» —

Entrambi si avviarono allo stagno. Egli avrebbe voluto attingere l’acqua per lei, ma essa rifiutò la sua offerta, immerse la tazza, e ve la tenne sin quando fu fresca e ricolma d’acqua; quindi gli offrì il primo sorso.

— «No» — egli disse, respingendo la mano graziosa, e non vedendo altro che i grand’occhi mezzo nascosti dalle inarcate ciglia — «ti prego, questo è mio dovere!» —

Essa insistette.

— «Nel mio paese, o figlio di Hur, v’è un proverbio che dice: — «Meglio essere coppiere d’un uomo fortunato, che essere ministro di un Re.» —

— «Fortunato?» — chiese egli.

La voce, gli occhi svelavano la sua sorpresa, ed essa rispose prontamente:

— «Gli Dei ci si rivelano amici dandoci a testimonio un segno del loro potere. Non fosti tu vincitore al Circo?» —

Egli sentì le guancie imporporarsi.

— «Questo è un segno; ce n’è un’altro. Tu hai battuto un Romano in un combattimento alla spada.» —

Egli si fece rosso fino alla radice dei capelli, non tanto per il trionfo in sè, quanto per l’orgoglio ch’egli provava nel pensare ch’essa aveva seguito con tanto interessamento le varie vicende della sua vita. Ma subito, alla gioia, tenne dietro una riflessione.

Egli sapeva che la fama di quel combattimento si era sparsa in tutto l’oriente, ma il nome del vincitore era conosciuto solo da pochi.

Ne aveva fatto parte solo a Malluch, Ilderim e Simonide. Potevano essi aver confidato il segreto ad una donna? La meraviglia ed il piacere lottavano in lui, ed osservando il suo smarrimento, essa si alzò e disse tenendo la coppa sopra lo stagno.