Pagina:Wallace - Ben Hur, 1900.djvu/442

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riparazioni, le porte, i cortili, le scale, i terrazzi, le pareti, il tetto, erano stati ripristinati al punto, che non solo non rimaneva più traccia delle tragiche vicende di cui era stata vittima la famiglia, ma tutto si trovava improntato ad una ricchezza e ad uno splendore maggiore. Ad ogni angolo il visitatore incontrava prove del buon gusto che il giovane proprietario aveva portato dal suo lungo soggiorno nella villa di Miseno e nella capitale Romana.

Non si deve da ciò concludere che Ben Hur si fosse pubblicamente fatto riconoscere proprietario.

Secondo lui non ne era ancora venuto il momento, e per la stessa ragione non aveva neppure ripreso il suo vero nome.

Accudendo al lavoro di preparazione in Galilea, seguiva pazientemente l’opera del Nazareno: un personaggio che gli appariva più misterioso che mai, e i cui prodigi, spesso compiuti in sua presenza, lo riempivano d’angosciosi dubbi sulla sua personalità e sulla sua missione. Di tempo in tempo veniva alla città santa ad alloggiare nella casa paterna, ma sempre di nascosto e come ospite.

E’ bene notare però, che queste periodiche visite di Ben Hur non erano unicamente dovute al bisogno di un po’ di riposo. Balthasar ed Iras alloggiavano nel palazzo, ed egli non era insensibile al fascino della fanciulla, mentre il padre, quantunque indebolito di corpo, possedeva ancora tanta forza intellettuale da interessare vivamente il giovane coi suoi sorprendenti discorsi intorno alla divinità del ramingo taumaturgo, di cui tutti erano in attesa.

In quanto a Simonide e ad Ester, essi erano arrivati da Antiochia solo pochi giorni prima, dopo un viaggio faticoso per il vecchio, portato in un palanchino sospeso fra due cammelli, che non sempre camminavano allo stesso passo. Ma una volta arrivato, non pareva al pover’uomo di vedere abbastanza del suo paese natìo. Il suo diletto era di passare il tempo sul tetto, rannicchiato su di una seggiola, precisa all’altra lasciata ad Antiochia. All’ombra del padiglione egli respirava con gioia l’aria dei vicini colli; vedeva sorgere il sole, ne seguiva il percorso sino al suo cadere, e pensava al passato. Colla sua Ester vicina, gli era più facile, là, in vista del cielo, il rievocare l’imagine di quell’altra fanciulla da lui amata in gioventù, di colei che fu sua moglie e che col passar degli anni gli era sempre divenuta più cara. Malgrado ciò, non trascurava gli affari. Ogni giorno un messaggero gli portava il rapporto